Questo articolo nasce dalla necessità di trovare una sintesi a partire dai concetti sviluppati dallo storico Yuval Noah Harari nel libro Nexus .
Ma il libro è stato anche lo stimolo ad approfondire un concetto estraneo a quelli trattati nel testo e ad approfondire il concetto evolutivo di “Intelligenza sociale”.
Nel libro si analizzano i legami tra Informazione, Verità e Potere nel processo generale dell’evoluzione umana evidenziando come tutto il processo sia pilotato sempre dalla costruzione di una rete che lega i gruppi umani .
Le reti sono il vero motore che ha prodotto nella storia il passaggio nell’organizzazione sociale dai clan alle tribù fino agli imperi.

Dalla preistoria ad oggi, la sopravvivenza dell’homo sapiens non è stata garantita solo dalla forza o dall’intelligenza individuale, ma dalla capacità di costruire reti sociali complesse. Queste reti, fatte di linguaggio, empatia, memoria collettiva e cooperazione, sono il vero motore della nostra evoluzione. Oggi, però, queste stesse reti – digitali, sociali, culturali – vengono utilizzate non solo per informare, ma per orientare, controllare e rassicurare. Le reti sono diventate lo strumento preferito per costruire narrazioni collettive, che spesso rimpiazzano il pensiero critico con ideologie emozionali e semplicistiche ma le reti sono anche state la spinta, il seme, dello sviluppo dell’intelligenza sociale con il suo corrispondente neocorticale.
Gli studi hanno evidenziato una correlazione significativa tra il rapporto del volume della neocorteccia e la dimensione media del gruppo sociale negli ominidi. La neocorteccia, responsabile delle funzioni cognitive superiori, ha subito un’espansione maggiore e più rapida rispetto ad altre componenti del sistema nervoso.
Si parla di encefalizzazione dell’intelligenza sociale e cioè Il cervello si è ingrandito non per risolvere semplicemente problemi tecnici ma anche per risolvere problemi sociali.
Analizziamo in dettaglio il libro
Nexus: Anatomia delle Reti di Informazione, la Creazione della Verità Funzionale e la Struttura del Potere Umano – Una Sintesi Critica
Sezione I: Il Quadro Concettuale di Harari: Reti, Narrativa e Potere (Il “Nexus” Fondamentale)
1.1. L’Eredità di Sapiens e la Realtà Intersoggettiva come Fondamento della Cooperazione
Il più recente lavoro di Yuval Noah Harari, Nexus, si inserisce nel solco tematico tracciato da Sapiens: Da animali a dèi, ampliando l’analisi sul meccanismo fondamentale che ha permesso all’umanità di elevarsi a specie dominante sul pianeta: la capacità di cooperare in massa grazie alla creazione di realtà intersoggettive.
Le “realtà intersoggettive” sono quelle realtà che esistono e hanno significato solo perché condivise da più persone, come ad esempio le leggi, le nazioni, le valute e le religioni.
In Sapiens, l’autore aveva già evidenziato come l’ascesa di Homo Sapiens non fosse attribuibile a una superiorità fisica o a una maggiore intelligenza individuale, ma alla facoltà di inventare e aderire a miti collettivi che facilitano la collaborazione flessibile su ampia scala.
Il legame strutturale, che unisce gli esseri umani si esercita attraverso le reti di informazione . Il potere non risiede nella verità oggettiva, ma nella capacità di propagare una narrativa condivisa.
Nelle società umane, in particolare a partire dagli insediamenti agricoli, l’amministrazione e la stabilità richiedevano che il potere fosse intrinsecamente dipendente da una combinazione di “verità e ordine“.

L’ordine sociale su vasta scala (necessario per riscuotere tasse, coordinare progetti di irrigazione o reclutare eserciti) non può essere mantenuto solo dalla forza bruta. Richiede una verità che sia funzionale alla coesione e all’obbedienza del sistema, una verità operativa, anche se non corrisponde a fatti empirici. Tale verità, spesso di natura mitologica o religiosa, è impiegata per stabilizzare l’intero sistema sociopolitico, subordinando la ricerca della verità oggettiva al mantenimento dell’ordine istituzionale.
1.2. Definizione del Nexus: Il Complesso Rapporto tra Informazione, Verità, Burocrazia e Mitologia
Yuval Noah Harari usa il termine “nexus” per indicare il legame centrale che unisce gli esseri umani attraverso credenze condivise — in particolare quelle “verità intersoggettive” (come religione, nazioni, denaro, diritti umani).
In sintesi: Nexus = il centro simbolico che lega società complesse attraverso miti condivisi e strutture mentali collettive.
L’analisi di Harari si concentra sull’esplorazione del rapporto complesso e interdipendente tra quattro pilastri chiave del potere societario: informazione, verità, burocrazia e mitologia.
L’informazione stessa viene riscritta al di là delle definizioni convenzionali. Egli sostiene che l’informazione non è semplicemente la “materia prima della verità” (una visione che implicherebbe un rapporto diretto e non mediato con la realtà oggettiva), né è da considerarsi soltanto una “semplice arma” usata cinicamente per manipolare. Nexus cerca di tracciare una “via di mezzo” tra queste polarità . Questa via di mezzo riconosce che l’informazione, quando veicolata attraverso una rete, acquisisce una natura performativa che è modellata dalle strutture attraverso cui fluisce.
Questo è un concetto centrale nel campo degli studi sui media e della comunicazione digitale, dove si riconosce che la “struttura” della rete (come algoritmi, piattaforme, protocolli) modella il contenuto e la sua percezione da parte degli utenti.

In questa dinamica, la burocrazia emerge come il sistema operativo essenziale per la gestione e l’elaborazione dell’informazione, permettendo ai sistemi politici e sociali di imporre ordine e scalabilità .
Parallelamente, la mitologia fornisce il software narrativo che legittima quell’ordine burocratico. L’efficienza di un sistema di potere su larga scala dipende spesso dall’adozione di un mito “falso” o non verificabile, che funge da verità operativa indispensabile per la coesione. Ad esempio, la credenza in un’entità sovrannaturale, in una dottrina economica assoluta o in un concetto di identità nazionale rigido, sono verità intersoggettive che la burocrazia utilizza per far funzionare lo stato, la chiesa o il mercato. Questa necessità intrinseca di un “falso strutturale” è la condizione per la stabilità e l’espansione, poiché le verità oggettive e localmente verificabili non sono sufficienti a governare milioni di individui sconosciuti tra loro.
1.3. L’Informazione come Elemento Strutturante del Potere
Harari adotta una lente storica per analizzare come le diverse società e i sistemi politici abbiano utilizzato il flusso di informazioni per raggiungere i loro obiettivi specifici, sia con esiti positivi sia negativi. La storia umana viene letta come una successione di diverse morfologie di reti informative.
Nonostante l’accumulo di un potere immenso da parte di Sapiens negli ultimi centomila anni, l’analisi sottolinea che l’umanità si trova oggi in una profonda crisi esistenziale. Questa crisi è duplice: da un lato, il mondo è sull’orlo del collasso ecologico; dall’altro, la disinformazione dilaga in modo incontrollato, minando la base intersoggettiva della nostra realtà condivisa
L’esplorazione di come siamo diventati così autodistruttivi richiede di comprendere come il flusso di informazioni abbia plasmato noi e il nostro mondo, preparandoci involontariamente alla crisi attuale. Il lavoro mira a fornire la consapevolezza necessaria per affrontare le scelte urgenti relative alle minacce poste dall’intelligenza non umana .
Sezione II: L’Evoluzione Storica delle Reti di Informazione e l’Imposizione dell’Ordine
2.1. Dalla Rete Limitata all’Esigenza di Scalabilità (Età della Pietra e Rivoluzione Agraria)
L’analisi storica di Nexus comincia con l’Età della Pietra, un periodo in cui le reti umane erano intrinsecamente limitate. In queste comunità di cacciatori-raccoglitori, le reti erano piccole, basate su legami diretti tra gli individui. L’informazione era prevalentemente orale, locale e facilmente verificabile attraverso l’esperienza diretta. Questa struttura limitava la capacità di sostenere complessi miti coercitivi su vasta scala, mantenendo una forma di verità più vicina alla realtà empirica immediata.
La Rivoluzione Agraria ha innescato la prima crisi di scala del Nexus. Con l’aumento della popolazione e la necessità di coordinare attività complesse (come la divisione del lavoro, l’immagazzinamento delle eccedenze e la gestione delle risorse idriche), le società hanno superato i limiti della memoria umana. Per amministrare imperi e insediamenti su larga scala—ad esempio, per la riscossione delle tasse o la creazione di censimenti—si è resa necessaria la nascita della burocrazia
La scrittura e l’archiviazione sono state le prime grandi innovazioni nelle reti informative, fornendo la struttura per superare i limiti cognitivi individuali e imporre un ordine sociale basato su un flusso di dati centralizzato e formalizzato.
2.2. Il Potere della Codificazione e Canonizzazione
Un esempio cruciale utilizzato da Harari per illustrare come i sistemi fissano la loro verità funzionale è la canonizzazione della Bibbia. La canonizzazione è un atto burocratico e informativo: è il processo attraverso il quale un’istituzione religiosa stabilisce quali testi sono definitivi e indiscutibili, codificando la propria mitologia.
Questo processo non è orientato primariamente alla ricerca della verità storica o filosofica, ma ha una funzione sistemica: creare una rete di credenze che sia robusta, coerente e capace di resistere al tempo, essenziale per la sopravvivenza e l’espansione di un’istituzione religiosa. La stabilizzazione di un sistema di credenze, ossia la verità funzionale richiede che la rete non possa essere continuamente contestata o rimodellata. Come nota l’analisi, le istituzioni politiche e culturali, fin dalla loro nascita, hanno preteso l’obbedienza a valori e norme fondate su un'”autorità intransigente”

La canonizzazione funge quindi da formalizzazione di questo potere religioso e burocratico, garantendo che il sistema operativo rimanga coerente e che i dati (la narrazione) siano inalterabili per fini di ordine.
La seguente tabella riassume l’evoluzione del rapporto tra innovazione informativa e potere societario nel modello di Harari:
| Epoca Storica | Innovazione della Rete/Informazione | Struttura del Potere Resultante | Natura della Verità Funzionale (Esempio Harari) |
| Età della Pietra | Comunicazione Orale/Small Group Network | Potere decentralizzato e limitato (< 150 individui) | Verità Empirica (basata sulla realtà diretta) |
| Imperi Agrari | Scrittura, Burocrazia | Potere Centralizzato (Stato/Chiesa) | Mitologie Istituzionali/Verità Canonizzata (es. Bibbia) |
| Prima Età Moderna | Stampa (Mass Production) | Potere diffuso ma manipolabile (Rischio duale) | Amplificazione di Scienza e Disinformazione (Caccia alle Streghe) |
| Epoca Contemporanea | Rete Digitale/AI | Potere Algoritmico Iper-centralizzato (Datismo) | Verità Intersoggettiva amplificata (Populismo/Fake News) |
2.3. Informazione Centralizzata vs. Decentralizzata: I Sistemi Politici come Reti
Harari estende la sua teoria delle reti per analizzare le differenze fondamentali tra i sistemi politici, riducendole alla morfologia della loro comunicazione informativa
I sistemi totalitari del XX secolo, come lo Stalinismo e il Nazismo, sono esempi di configurazioni sociali in cui l’informazione è rigidamente centralizzata. In questi regimi, l’informazione irradia verticalmente da un punto focale unico, sia esso il leader carismatico o l’élite burocratica dello stato
Il vantaggio operativo di tale sistema è la rapidità decisionale e la capacità di imporre una coesione ideologica forzata. Tuttavia, il costo strutturale è significativo: l’informazione centralizzata e ideologicamente controllata porta inevitabilmente alla falsificazione endemica dei dati burocratici, poiché la verità oggettiva è sempre subordinata alla linea ideologica del centro di potere.
Al contrario, i sistemi liberali e democratici prediligono una forma decentralizzata di circolazione dell’informazione. Questo modello permette la nascita di molti poli di accesso, elaborazione e decisione, garantendo un’architettura più distribuita
Il vantaggio primario è la resilienza e una maggiore capacità di auto-correzione e innovazione. Tuttavia, la decentralizzazione porta con sé il rischio della lentezza decisionale e, soprattutto nell’era moderna, della vulnerabilità alla frammentazione narrativa, alla disinformazione e alla destabilizzazione, esemplificata dalla “rinascita del populismo di oggi”.
Il populismo è un atteggiamento e una prassi politica che contrappone il “popolo” (considerato puro) a un’élite corrotta, e che si manifesta attraverso una retorica demagogica che mira a interpretare e soddisfare i desideri delle masse.
Il populismo si basa sull’idea che la volontà del popolo sia l’unica fonte di legittimità, e tende a semplificare la realtà, ignorando le minoranze e i controlli istituzionali. Questo approccio può essere di destra, sinistra o nazionalista, e si adatta a diversi contesti storici e ideologici.
Sezione III: Il Lato Oscuro del Progresso Informazionale: I Costi del Nexus Amplificato
3.1. Il Dualismo della Rivoluzione della Stampa
La storia dei progressi nelle reti di informazione è una narrazione di guadagni ambivalenti. L’invenzione della stampa nell’Europa moderna è tipicamente celebrata come un trionfo, un catalizzatore che, consentendo uno scambio di informazioni più libero, ha portato alla rivoluzione scientifica.
Harari, tuttavia, applica una prospettiva più cauta, evidenziando che le rivoluzioni informative, pur potendo dare origine a periodi di fioritura umana, hanno sempre un costo strutturale significativo.
L’analisi di Nexus precisa che la stampa non fu l’origine della scienza, ma semplicemente uno strumento di amplificazione che diffuse capillarmente idee preesistenti elaborate dalle menti umane
In quanto mero strumento di riproduzione fedele, la stampa si dimostrò neutrale rispetto alla qualità del contenuto, fungendo da potente acceleratore sia per la diffusione delle scoperte scientifiche positive, sia per la propagazione di idee distruttive e velenose.
3.2. Il Caso della Caccia alle Streghe: La Burocrazia del Terrore Intersoggettivo
Il caso della caccia alle streghe della prima età moderna è un potente esempio storico utilizzato per illustrare il lato oscuro dell’amplificazione del Nexus. La diffusione della stampa permise al Malleus Maleficarum—un testo che forniva una guida dettagliata su come smascherare e assassinare le streghe—di viaggiare rapidamente attraverso l’Europa. Senza la stampa, le idee deliranti dell’autore non si sarebbero diffuse così lontano o velocemente, ma l’innovazione tecnologica permise che si innescasse una vera e propria frenesia di caccia alle streghe .

Questa diffusione di massa ha agito come un acceleratore del terrore intersoggettivo. Precedentemente, le credenze sulla stregoneria erano spesso limitate e disorganizzate a livello locale. La stampa, in connessione con la burocrazia religiosa e statale, standardizzò le metodologie di accusa, tortura e condanna, trasformando una superstizione locale in un sistema di terrore amministrativo.
Quando un mito intersoggettivo distruttivo si collega a una rete informativa efficiente, la sua capacità di imporre un ordine basato sul controllo e sulla paura diventa esponenziale. Ciò dimostra che la tecnologia in sé non è né buona né cattiva; il suo impatto è determinato dal tipo di verità funzionale (in questo caso, l’esistenza di “Devote di Satana”) che la rete è programmata per amplificare e formalizzare.
3.3. Populismo e la Crisi della Fiducia nell’Era Digitale
Oggi, l’evoluzione delle reti informative è culminata nel digitale, portando a una crisi di fiducia e a una dilagante disinformazione. La rinascita del populismo è inclusa nella sequenza storica come un’ulteriore iterazione di sistemi che sfruttano le reti informative per i propri fini, spesso riattivando miti semplificati o falsificati.
Il problema della disinformazione moderna è profondamente legato al modello economico delle piattaforme digitali. L’analisi sottolinea che la soluzione non può essere semplicemente la censura dei post che spacciano disinformazione per alimentare la rabbia. Piuttosto, il problema risiede nel fatto che le piattaforme (come Facebook, Instagram e TikTok) favoriscono strutturalmente la diffusione di contenuti che generano rabbia e engagement (coinvolgimento) al fine di aumentare il traffico.
Nel passato, il controllo era detenuto da attori istituzionali (Stato, Chiesa) il cui obiettivo, per quanto tirannico, era l’imposizione di un ordine politico o etico stabile. Oggi, il controllo è in gran parte esercitato da algoritmi il cui obiettivo è l’ottimizzazione del profitto tramite l’engagement. La verità funzionale che emerge in questa rete non è volta alla stabilità sociale o all’etica, ma alla massimizzazione del guadagno economico. Ciò rende la rete digitale intrinsecamente destabilizzante, poiché incentiva la frammentazione e la diffusione di contenuti che esasperano le divisioni, anziché miti volti alla coesione intersoggettiva.
Sezione IV: La Minaccia Esistenziale dell’Intelligenza Non Umana
4.1. Il Datismo e la “Data Religion”: L’Uomo Obsoleto
La fase attuale e più critica nella storia umana è l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, che Harari descrive come una nuova rete di informazioni non umana che minaccia la nostra stessa esistenza.
L’IA non è solo un nuovo strumento, ma il fondamento di una nuova metafisica che Harari ha precedentemente chiamato Datismo, o “data religion”. Il Datismo professa che l’informazione e il flusso di dati costituiscono l’essenza ultima della realtà .
In questo sistema algoritmico, l’automazione e l’IA non si limitano a sostituire il lavoro umano; erodono il senso di appartenenza e identità, creando una società disumanizzante in cui la coscienza e la libertà individuale vengono progressivamente annullate . L’individuo umano è ridotto a una semplice entità subordinata all’elaborazione delle macchine, diventando sempre più insignificante all’interno del grande flusso di dati che regola la realtà .

Harari ipotizza che la “fine di Homo sapiens” potrebbe non avvenire attraverso un conflitto violento, ma attraverso la nostra irrilevanza funzionale, proprio come i cavalli furono sostituiti dalle automobili semplicemente perché divennero obsoleti nel nuovo sistema .
Qualsiasi innovazione tecnologica non si ridimensiona e non si ferma senza esprimere tutte le sue potenzialità e quindi occorre controllare e regolamentare gli sviluppi dell’intelligenza artificiale ma non possiamo fermarla o ignorarla.
4.2. L’IA come Rete Ultima: Potenza Unica e Minaccia alla Coscienza
L’allerta lanciata è estrema: se l’IA venisse gestita in modo errato, avverte Harari, potrebbe non solo cancellare il dominio umano sul pianeta, ma addirittura estinguere la coscienza stessa
L’IA possiede una potenza unica e, per gli umani, impenetrabile, che potrebbe portare a un futuro in cui la sorveglianza digitale onnipresente e gli algoritmi predittivi sono in grado di manipolare o controllare le menti umane . L’intelligenza non umana rappresenta l’ultima minaccia esistenziale .
La tabella seguente illustra il contrasto tra le diverse morfologie delle reti politiche e il rischio algoritmico:
| Caratteristica Strutturale | Rete Totalitaria (Esempio Storico) | Rete Liberale (Ideale Democratico) | Rete Algoritmica (Rischio Datismo) |
| Flusso di Informazione | Verticale, Top-Down, Strettamente Controllato | Orizzontale, Multi-polare, Aperto | Iper-Verticale, Dati Predittivi e Controllo Algoritmico |
| Fondamento del Potere | Ideologia Centralizzata/Obbedienza (Stalinismo, Nazismo) | Consenso Pluralistico/Discussione (Decentralizzazione) | Ottimizzazione del Sistema/Flusso di Dati (Deprivazione di Identità) |
| Vantaggio Funzionale | Rapidità decisionale, Coesione forzata | Resistenza alla Corruzione, Innovazione Societale | Efficienza Massima/Tracciamento Totale |
| Svantaggio Principale | Falsificazione dei dati, Distorsione della realtà | Lentezza, Vulnerabilità alla Disinformazione | Estinzione della Coscienza/Libertà Umana |
L’analisi di questa evoluzione rivela che il Datismo, se pienamente realizzato, costituisce una forma di totalitarismo perfetto. I totalitarismi storici, come lo Stalinismo, erano imperfetti perché la burocrazia umana introduceva distorsioni nei dati (es. rapporti di produzione falsificati) e il sistema richiedeva l’adesione emotiva alla fede ideologica. L’IA, invece, è capace di una centralizzazione e un controllo informativo impeccabili, superando i limiti umani .
Questo “rischio algoritmico” non ha bisogno di coscienza, di mitologia per la legittimazione, o di libertà per operare; impone un ordine attraverso la pura ottimizzazione dei dati e della performance, eliminando ogni necessità di intermediazione umana.
4.3. L’IA e la Crisi della Verità Intersoggettiva Umana
Harari sottolinea che l’IA ha la capacità di amplificare i problemi esistenti, come la sorveglianza digitale e la manipolazione politica
Data la sua potenza e complessità, Harari suggerisce che anche un’IA sviluppata con intenzioni positive potrebbe facilmente ritorcersi contro gli interessi umani
La minaccia più profonda dell’IA non è solo la perdita di controllo politico o economico, ma l’estinzione della realtà intersoggettiva umana. Harari ha costruito la sua opera dimostrando che il potere e la cooperazione di Sapiens sono radicati nella nostra capacità di creare e sostenere miti, ovvero le verità intersoggettive. Se l’IA assume il controllo decisionale e informativo, la verità funzionale necessaria per governare la società sarà generata interamente attraverso processi algoritmici. Questa verità algoritmica non richiederà più la comprensione, l’adesione emotiva, o persino l’esistenza della coscienza umana per funzionare. La conseguenza è l’annichilimento della nostra funzione narrativa essenziale. L’umanità non solo perderebbe il dominio, ma la sua stessa identità come creatore di realtà verrebbe cancellata.
Sezione V: Conclusioni, Soluzioni Proposte e Valutazione Critica
5.1. Harari: La Ricerca della Condivisa Umanità nel “Via di Mezzo”
L’ampia disamina storica offerta in Nexus ha una finalità strategica: invitare l’umanità a guardare al proprio futuro con maggiore consapevolezza. Harari non si ferma alla mera descrizione pessimistica delle minacce. Esplorando la “via di mezzo” tra la visione idealistica dell’informazione e la sua natura di arma, lo storico cerca di riscoprire i fondamenti della nostra comune umanità.
Il valore primario dell’apprendimento della storia, secondo l’autore, non risiede nella capacità di predire esattamente cosa accadrà in futuro, ma nell’ottenere la libertà intellettuale di liberarsi dai condizionamenti del passato per poter immaginare destinazioni e modelli sociali alternativi. Questa capacità di immaginare un futuro diverso è l’unica leva che l’umanità possiede per contrastare la deriva del Datismo.
5.2. Le Proposte di Harari per Governare l’IA
Di fronte alla minaccia esistenziale posta dall’IA, Harari insiste sulla necessità di una regolamentazione urgente. Pur riconoscendo la complessità del problema, propone un insieme di principi etici e strutturali per guidare lo sviluppo dell’intelligenza non umana. Questi principi includono:
- Benevolenza: Garantire che gli scopi e l’orientamento dello sviluppo dell’IA siano coerentemente allineati con il benessere e l’etica umana .
2. Decentralizzazione: Mantenere un’architettura informativa distribuita, impedendo che l’IA diventi un punto di controllo iper-centralizzato, sia esso nelle mani di stati autoritari o di grandi corporazioni tecnologiche. Tale principio è direttamente in linea con il modello di rete democratica.
3. Responsabilità: Stabilire linee chiare e inequivocabili di responsabilità etica e legale per le azioni e le decisioni prese dai sistemi basati sull’IA, colmando il vuoto giuridico attuale .
5.3. Valutazione Critica: Ottimismo Vago e la Mancanza di Meccanismi Pratici
Nonostante la profondità storica e la gravità degli avvertimenti, le soluzioni pratiche proposte da Harari in Nexus sono “vaghe e ottimistiche” .
La lacuna principale risiede nella transizione dalla diagnosi alla cura. Sebbene Harari identifichi correttamente che l’IA è plasmata dalle nostre scelte e che la regolamentazione è essenziale, il libro offre “poco in termini di consigli pratici” su come orientare concretamente lo sviluppo dell’IA verso un futuro più etico e sicuro. L’analisi storica di Harari è potente nella sua capacità di storicizzare il potere ma si dimostra meno efficace quando si tratta di affrontare le questioni economiche e geopolitiche che guidano lo sviluppo incontrollato dell’IA .
I principi di benevolenza e decentralizzazione sono eticamente validi, ma non forniscono il quadro normativo, economico, o i meccanismi pratici necessari per contrastare efficacemente gli incentivi finanziari e politici che spingono inevitabilmente verso la centralizzazione dei dati.
Harari pare arrendersi alla rapacità di dati e di ricchezze da parte dei monopolisti della Silicon Valley, e di qualunque prospettiva storica divergente dall’ideologia transumanista, che vede nella transustanziazione in una macchina l’apogeo dell’umanità.
5.4. Implicazioni Finali
Nexus offre un contributo fondamentale alla teoria delle reti e alla filosofia dell’informazione, costringendo il lettore a concettualizzare il potere non come un conflitto tra ideologie visibili, ma come una lotta per il controllo e la morfologia delle infrastrutture informative. Il libro dimostra che la creazione della realtà intersoggettiva—la verità funzionale, che può essere sia un mito che un falso storico—è la struttura fondamentale su cui si edifica il potere su vasta scala.
Emerge inoltre, ma non dal libro specificamente , che le pressioni selettive non furono esclusivamente ambientali o dietetiche, bensì primariamente sociali. L’ambiente di adattamento evoluzionistico degli ominidi era caratterizzato da una complessità sociale crescente, che rese l’abilità di navigare, cooperare e competere all’interno del gruppo il fattore determinante per il successo riproduttivo e la sopravvivenza.
Il percorso evolutivo non si è sviluppato lungo un unico binario lineare, ma attraverso una pluralità di storie parallele, caratterizzate da accelerazioni brusche e periodi di stasi , l’ipotesi che questa forza sia stata l’Intelligenza Sociale (IS).
L’intelligenza sociale emerge come fattore dominante che giustifica i riflessi neurologici e quindi intellettivi superiori dell’homo sapiens

Definizione Operativa dell’Intelligenza Sociale (IS) e Teoria della Mente (ToM)
L’Intelligenza Sociale è definita come l’abilità cruciale che permea le interazioni quotidiane, consentendo agli individui di comprendere le emozioni, le esigenze e le motivazioni altrui, facilitando la creazione di connessioni autentiche e positive. Non si limita al mero comportamento sociale appropriato, ma implica una profonda comprensione interpersonale.
Alla base cognitiva dell’IS si colloca la Teoria della Mente che è la facoltà di attribuire stati mentali (credenze, desideri, intenzioni) a sé stessi e agli altri al fine di spiegare e prevederne il comportamento. Questa capacità, che nell’ontogenesi si sviluppa precocemente attraverso l’interazione con le figure di riferimento e l’acquisizione del linguaggio emotivo , è essenziale per la creazione di empatia e per l’interazione sociale efficace. La comprensione della prospettiva altrui, distinta dalla propria conoscenza e sentimenti, è il fondamento su cui si costruiscono sia la cooperazione che la manipolazione e, probabilmente e parallelamente, la coscienza.
Il dibattito sull’evoluzione del cervello umano si è focalizzato sul processo anche neurologico dell’encefalizzazione.
Encefalizzazione dell’intelligenza sociale si riferisce al processo evolutivo con cui, nella specie umana, il cervello (in particolare la neocorteccia) si è sviluppato in modo sproporzionato rispetto al corpo per gestire relazioni sociali sempre più complesse.
In sintesi:
- Più grande è il gruppo sociale, più risorse cognitive servono per:
- riconoscere i membri,
- capire alleanze, gerarchie, intenzioni,
- ricordare eventi sociali,
- anticipare comportamenti.
Questa pressione ha favorito l’espansione cerebrale (soprattutto frontale), rendendo l’Homo sapiens capace di cooperare, ingannare, negoziare, raccontare storie: strumenti fondamentali per la sopravvivenza.
Concetto chiave: Il cervello si è ingrandito non per risolvere solo problemi tecnici, ma per risolvere anche problemi sociali.

In conclusione l’evoluzione di Homo sapiens è inestricabilmente legata all’Intelligenza Sociale, che funge da fattore selettivo primario che permette l’emergere di capacità cognitive avanzate e lo sviluppo del linguaggio complesso.
Link e approfondimenti
Dal sito di “DonneCultura”
Dal giornale TheGuardian dove spesso scrive Harari
Dal sito INAPP , biblioteca Vincenzo Saba
Dal sito infoteca un approfondimento sul Datismo Yuval Noah Harari: dalla religione teocentrica alla “data religion”
Dal sito IEPP un approfondimento sull’Intelligenza sociale
UN approfondimento sulla teoria della mente
Una tesi in inglese sull’evoluzione dell’intelligenza sociale
Un approfondimento sul Transumanesimo