Capitalismo con AI e proposta politica

Una proposta politica ed economica per rimettere l’essere umano al timone del processo capitalistico guidato dalla AI

Il dilemma che mette in crisi concretamente il ruolo della dimensione umana rispetto alla AI è la rapidità della risposta in funzione dei dati a disposizione e quindi è un problema che discende direttamente dalle necessità del capitalismo.

Il punto cruciale è che il dibattito si sposta dal piano puramente filosofico a quello materiale ed economico e la vera forza motrice di questa trasformazione sono il tempo e il capitale.

Il dilemma non è più solo “la macchina può pensare?”, ma “la macchina risponde in un millisecondo, l’umano no”. Questa dinamica si articola su tre livelli strettamente legati alle necessità del capitalismo contemporaneo:

1. La velocità come valore supremo (La compressione del tempo)

Nel sistema economico attuale, il valore è direttamente proporzionale alla velocità di esecuzione.

  • Il vantaggio dell’AI: La macchina processa miliardi di dati e fornisce una risposta o prende una decisione finanziaria, logistica o predittiva in frazioni di secondo.
  • Il limite umano: L’intelligenza sociale e biologica dell’uomo

 (di cui parla il blog  https://uomoetecnologia.com/2026/08/08/storia-della-civilta-come-storia-dello-sviluppo-delle-reti-sociali/)

ha bisogno di tempo. Richiede riflessione, dubbio, confronto e digestione emotiva.

  • La crisi: Il capitalismo non può aspettare i tempi biologici. Di conseguenza, il ruolo dell’uomo viene marginalizzato non perché sia “meno intelligente” in senso assoluto, ma perché è troppo lento per i ritmi del mercato.

2. La dittatura dell’ottimizzazione e dei dati

Il capitalismo della sorveglianza e delle piattaforme si nutre di dati per prevedere e orientare i comportamenti.

  • In questo contesto, l’azione umana viene giudicata inefficiente perché influenzata da stanchezza, emozioni o bias non algoritmici.
  • La rapidità della risposta della AI, basata sulla totalità dei dati disponibili, promette l’illusione di una decisione perfetta e oggettiva. L’umano che decide “a intuito” o basandosi su considerazioni etiche diventa un ostacolo all’efficienza produttiva.

3. La riduzione dell’umano a “collo di bottiglia”

Se la civiltà è una storia di reti cognitive, come suggerisce il blog, oggi assistiamo a un paradosso:

  • I nodi umani della rete sono diventati il collo di bottiglia (il punto più lento) del sistema economico.
  • La necessità del capitale di far circolare merci, informazioni e finanza alla velocità della luce spinge per l’esclusione dell’intervento umano dai processi decisionali critici (es. strategie di guerra ,trading ad alta frequenza, diagnosi medica , logistica).
  • Si realizza la rottura definitiva del nesso causale e temporale a cui la mente umana è biologicamente e storicamente abituata.
  • Nella storia della civiltà (per tornare alle “reti cognitive” del blog), l’essere umano ha sempre deciso basandosi su una sequenza lineare: Azione \ Tempo di latenza \ Reazione. L’introduzione della AI nei processi decisionali distrugge questa sequenza, introducendo tre specifiche distorsioni temporali ed epistemologiche:

4. La contrazione del tempo a zero (La simultaneità)

  • Nei sistemi guidati da AI ad alta frequenza (come i mercati finanziari, la logistica predittiva o i sistemi di difesa militare), la scelta e la conseguenza avvengono nello stesso identico istante.
  • Il problema: Non esiste più un “intervallo” temporale in cui l’essere umano possa esercitare il dubbio, la correzione o il giudizio etico.
  • La conseguenza: La decisione viene “eseguita” prima ancora che la coscienza umana possa prenderne atto. La conseguenza precede la nostra comprensione della scelta stessa.

5. La non-linearità e l’asincronia (L’effetto “Farfalla Algoritmica”)

  • L’AI non ragiona per nessi causali semplici (se faccio X succede Y), ma per correlazioni probabilistiche su miliardi di variabili simultanee che la mente umana non può mappare.
  • Il problema: Una decisione presa oggi da un algoritmo (ad esempio, il taglio del budget in un settore o la modifica di un flusso logistico) può produrre una conseguenza devastante o imprevista a distanza di mesi, in un settore apparentemente scollegato.
  • La conseguenza: Poiché non c’è una linea retta visibile tra la causa e l’effetto, per l’essere umano diventa impossibile collegare logicamente i due eventi. Le conseguenze appaiono come “catastrofi naturali” o eventi casuali, mentre sono il prodotto di scelte algoritmiche cumulative.

6. L’opacità della “Scatola Nera” (Black Box)

  • I modelli di Deep Learning estraggono pattern da dati così massivi che le ragioni profonde di una scelta rimangono incomprensibili persino agli ingegneri che li hanno programmati.
  • Il problema: Se un’AI decide di negare un mutuo, licenziare un gruppo di lavoratori o bombardare un bersaglio, non lo fa seguendo un sillogismo logico comprensibile a parole. Lo fa ottimizzando una funzione matematica astratta.
  • La conseguenza: Manca la spiegabilità temporale. Non possiamo dire “È successo questo PERCHÉ prima è stato deciso quest’altro”. C’è solo un output immediato.

Il riflesso sull’analisi marxista e sul Capitalismo

  • Espulsione della responsabilità: Se la correlazione temporale tra scelta e conseguenza è incomprensibile, scompare la responsabilità politica e giuridica. I capitalisti e i decisori politici possono trincerarsi dietro al “Lo ha stabilito l’algoritmo” per giustificare licenziamenti di massa, tagli allo stato sociale o disastri economici.
  • Sottomissione della mente: L’operaio cognitivo viene ridotto a un puro esecutore di ordini algoritmici di cui non capisce la portata. Viene alienato non solo dal prodotto del suo lavoro, ma dal tempo stesso del suo lavoro, privato della capacità di prevedere gli effetti delle sue azioni quotidiane.
  • Siamo passati da una storia della civiltà in cui l’uomo dominava il tempo attraverso la pianificazione e il racconto, a un’era in cui il tempo della decisione è talmente compresso e frammentato dall’AI da risultare biologicamente inaccessibile alla nostra specie.

Questa è la vera crisi dell’umanesimo tecnologico: la tecnologia, nata come protesi per aiutare l’uomo, rischia di imporre all’uomo le sue metriche di velocità, svalutando tutto ciò che ci rende umani (la lentezza del capire, l’errore creativo, la deviazione etica) perché non immediatamente monetizzabile.

Una piattaforma politica fondata sull’analisi marxista deve affrontare l’Intelligenza Artificiale non come una minaccia tecnologica in sé, ma come una forza produttiva avanzata stretta nella morsa dei rapporti di produzione capitalistici. Nella teoria di Marx, la contraddizione che l’AI introduce nel sistema si inserisce perfettamente nella legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e nella creazione dell’esercito industriale di riserva.

Nell’analisi marxista classica, il plusvalore può essere generato esclusivamente dal lavoro vivo umano. Le macchine (incluso il capitale costante, in cui rientra l’Intelligenza Artificiale) non creano nuovo valore, ma si limitano a trasferire nel prodotto finale il proprio valore d’uso e il costo del proprio ammortamento (energia, server, licenze).

L’introduzione dell’AI nel sistema capitalistico porta alle estreme conseguenze la contraddizione fondamentale del capitalismo, operando su tre livelli teorici precisi:

1. La distruzione del Plusvalore e la Caduta del Saggio di Profitto

  • Il Meccanismo: Per battere la concorrenza, il singolo capitalista sostituisce i lavoratori con l’AI per produrre più velocemente e a costi inferiori. Aumenta così la composizione organica del capitale (più macchine, meno umani).
  • La Contraddizione: Poiché solo la forza lavoro umana produce plusvalore (sfruttamento del lavoro vivo), l’espulsione di massa dei lavoratori riduce la base stessa da cui il capitale estrae il profitto.
  • Il Risultato: Questo accelera la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Se tutte le aziende di un settore automatizzano interamente la produzione con l’AI, il valore di quella merce crolla verso lo zero, distruggendo la possibilità di fare profitto a lungo termine.

2. Il Plusvalore Relativo e il “Lavoro Morto” Iper-Efficiente

  • Il Meccanismo: Nel breve periodo, il primo capitalista che adotta l’AI ottiene un plusvalore relativo extra. L’AI aumenta la produttività del lavoro umano rimasto: in un’ora di tempo, un lavoratore assistito dall’AI produce dieci volte tanto.
  • La Contraddizione: Il tempo di lavoro necessario a ripagare il salario dell’operaio si riduce drasticamente (es. da 4 ore a 10 minuti). Tutto il resto della giornata lavorativa diventa pluslavoro incamerato dal capitalista.
  • L’Illusione: Sembra che sia l’AI a generare quel profitto stellare. In realtà, l’AI sta solo permettendo un’estrazione intensiva e ferocissima di plusvalore dalle pochissime menti umane rimaste nella filiera.

Ma bisogna fare una distinzione importante tra plusvalore per impresa e plusvalore complessivo del sistema.Ciò che è razionale per ogni singolo capitalista può produrre una contraddizione per il sistema nel suo complesso.

Se tutti fanno la stessa cosa, la riduzione del lavoro diventa generale.

Quindi il sistema può trovarsi nella situazione paradossale di avere una capacità produttiva enorme e una capacità di distribuzione fondata sul salario progressivamente più debole.

3. L’Espropriazione del Lavoro Cognitivo Collettivo (General Intellect)

  • Il Meccanismo: Marx nei Grundrisse parlava del General Intellect, ovvero la conoscenza sociale astratta che diventa la principale forza produttiva. L’AI è la massima espressione di questo concetto: un distillato di testi, codice, immagini e interazioni umane.
  • La Contraddizione: Le multinazionali tech caricano miliardi di ore di lavoro intellettuale passato (lavoro morto) per addestrare i loro algoritmi senza pagare un centesimo alla classe lavoratrice che lo ha generato su internet.
  • Il Risultato: L’AI non è una tecnologia neutrale, ma un dispositivo di accumulazione capitalistica che privatizza il sapere comune dell’umanità per usarlo come arma per espellere i lavoratori dal processo produttivo corrente.

la crisi del sotto consumo

La crisi di sottoconsumo rappresenta la contraddizione finale e più esplosiva del capitalismo algoritmico. Se la crisi del plusvalore descrive il problema dal lato della produzione (il saggio di profitto che scende perché si espellono gli umani), la crisi di sottoconsumo descrive la catastrofe dal lato della circolazione e della vendita delle merci.

Applicando l’analisi marxista all’era dell’Intelligenza Artificiale, questa crisi si articola in tre passaggi distruttivi:

1. La rottura del circuito Capitale-Salario-Consumo

Nel modello economico classico, il salario non è solo un costo per il singolo capitalista, ma è la condizione di esistenza del mercato complessivo. Marx evidenzia che i lavoratori sono, allo stesso tempo, i principali acquirenti delle merci prodotte.

  • Il paradosso dell’AI: L’algoritmo permette di produrre beni e servizi (diagnosi mediche, testi, software, oggetti industriali, logistica) a costi marginali vicini allo zero e con pochissimi dipendenti umani.
  • Il blocco: Espellendo la forza lavoro intellettuale e manuale, il sistema distrugge la capacità di spesa della classe lavoratrice. Le merci vengono prodotte in quantità industriali e a velocità mai viste prima, ma mancano i compratori dotati di reddito per acquistarle.

2. Sovrapproduzione tecnologica e crollo della realizzazione del valore

Per il capitalismo, un bene non ha valore effettivo finché non viene venduto sul mercato (la cosiddetta realizzazione del plusvalore).

  • Se i data center e le fabbriche automatizzate continuano a sfornare prodotti a ritmi capitalistici mentre i tassi di disoccupazione o di sotto-occupazione (precariato digitale, gig economy frammentata) aumentano, i magazzini – fisici e digitali – si riempiono di merci invendute.
  • Ci troviamo di fronte a una classica crisi di sovrapproduzione, che non deriva dalla mancanza di beni, ma dall’impossibilità per la stragrande maggioranza della popolazione di accedervi a causa della privatizzazione dei mezzi di produzione algoritmici.

3. La trappola del “Capitalismo delle Piattaforme” e il debito come palliativo

Per rimandare la crisi di sottoconsumo, il sistema storicamente utilizza il debito al consumo. Tuttavia, nell’era dell’AI e dell’automazione totale, questo meccanismo mostra la corda molto più rapidamente:

  • Senza la prospettiva di un salario futuro steso su base stabile, il sistema bancario non può finanziare all’infinito i consumi di una massa di disoccupati tecnologici.
  • Perfino le proposte avanzate dai capitalisti della Silicon Valley, come il Reddito Universale di Base (UBI) finanziato dalle tasse sulle AI (proposto da figure come Sam Altman o Elon Musk), sono in realtà tentativi disperati di prevenire il sottoconsumo. Dal punto di vista marxista, l’UBI capitalista è solo un “sussidio di sussistenza” per mantenere in vita i consumatori artificialmente, lasciando intatta la proprietà privata dei mezzi di calcolo e perpetuando l’alienazione.

Da questa analisi emerge la necessità di costruire una proposta politica che affronti il problema con strumenti economici e non si limiti ad enunciare generici principi etici che non smuovono nulla e si perdono nei labirinti delle dispute filosofiche ed è a tale scopo che è utile utilizzare , almeno in parte, un analisi marxista.

Ecco le linee programmatiche di una piattaforma politica per un Socialismo Cognitivo e Tecnologico:

1. Costruzione di Data Center e delle Infrastruttura di Calcolo pubblici.

  • Analisi: I modelli di AI si basano su tre fattori produttivi privatizzati: enormi masse di dati (lavoro vivo espropriato agli utenti), potenza di calcolo (monopolizzata da Big Tech) e infrastrutture fisiche (data center).
  • Azione politica: Socializzazione dei grandi monopoli tecnologici.

 I data center e i supercomputer devono essere trasformati o affiancati da infrastrutture pubbliche gestite democraticamente.

In particolare sarebbe estremamente efficace costruire, come dice anche il premio Nobel Giorgio Parisi, una struttura europea, analoga al CERN di Ginevra, per avere gli strumenti umani e tecnologici adeguati a sviluppare una AI pubblica europea e che abbia le caratteristiche di controllo democratico .

2. Redistribuzione del Dividendo dell’Automazione (Riduzione dell’Orario)

  • Analisi: Nel capitalismo, l’aumento della composizione organica del capitale (più macchine/AI, meno operai) serve a estrarre più plusvalore riducendo il tempo di lavoro necessario. Questo crea disoccupazione tecnologica di massa (l’esercito di riserva dei colletti bianchi).
  • Azione politica: Riduzione drastica dell’orario di lavoro a parità di salario . L’aumento di produttività generato dall’AI deve finanziare il tempo libero e la liberazione dal lavoro alienato, non il profitto privato.

Lavorare meno , lavorare tutti significa trovare gli strumenti sindacali adeguati per proporre un patto sociale fra imprese e sindacati che riporti il lavoro al centro della dimensione sociale dignitosa della vita di relazione.

3. Istituzione del Salario di Transizione Tecnologica (o Reddito di Esistenza Garantito)

  • Analisi: Poiché l’AI espelle forza lavoro a una velocità superiore alla capacità del mercato di riassorbirla, si distrugge il potere d’acquisto dei lavoratori, portando a crisi croniche di sovrapproduzione e sottoconsumo.
  • Azione politica: Un salario minimo di dignità finanziato dalla tassazione sui profitti algoritmici e sulla rendita digitale. Non come misura assistenziale, ma come restituzione sociale del valore generato dai dati collettivi.

4. Proprietà Collettiva dei Dati e Fine del “Lavoro Gratuito”

  • Analisi: Le AI vengono addestrate espropriando gratuitamente la conoscenza, la creatività, i testi e le interazioni prodotte gratuitamente dalla classe lavoratrice globale su internet (estrazione di plusvalore algoritmico).
  • Azione politica: Riconoscimento dei dati come bene comune inalienabile. Divieto di addestramento di modelli commerciali senza il consenso collettivo e redistribuzione dei proventi sotto forma di servizi pubblici gratuiti (sanità, istruzione, trasporti automatizzati).

La sintesi politica

Il capitalismo con l’AI si infila in un vicolo cieco: spinge per espellere l’umanità dalla produzione per massimizzare l’efficienza, ma così facendo distrugge la fonte del plusvalore (i lavoratori) e i consumatori capaci di acquistare le merci. La piattaforma politica non rifiuta l’AI, ma ne esige la ricollocazione sociale favorendo la coesistenza della proprietà privata e pubblica di questo formidabile mezzo di produzione.

 Solo così l’algoritmo smetterà di essere solo un brutale strumento per estrarre plusvalore e diventerà il mezzo per ridurre il tempo di lavoro necessario per vivere  liberando spazi di socialità e benessere per l’intera umanità.

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