Il corpo intelligente

È da non molto tempo che si è capito che i nostri organi interni hanno una vita propria . Originano attività elettrica che viene trasmessa dai neuroni al cervello. Di conseguenza, i segnali del nostro battito cardiaco, del respiro, degli impulsi lenti e regolari della pancia e dei muscoli sono tutti rappresentati nell’attività elettrica del cervello.

Il cervello, a sua volta regola queste funzioni. In altre parole, esiste un ciclo neuronale in cui le cellule nervose trasportano le informazioni degli organi al cervello e di rimando i comandi del cervello agli organi.

Nel 900 I neuroscienziati associavano la vita mentale esclusivamente al cervello e un cervello separato dal corpo continuava, per loro, ad avere normali esperienze coscienti .

Le cose sono cambiate con il neuroscienziato Antonio Damasio che ha aperto la strada agli studi sulla coscienza incarnata.

In questa nuova visione si ritiene che nel cervello  sia presente una mappatura di tutti gli organi del nostro corpo.

Esperimenti condotti da Hyeong-Dong Park del politecnico di Losanna e del fisiologo statunitense Benjamin  Libet nel 2016 portano a ritenere che I segnali provenienti dagli organi, insieme ai segnali del mondo esterno, forniscono una rappresentazione del sé corporeo al cervello.

Il nostro io corporeo e tutt’altro che passivo, interviene in ogni decisione che prendiamo.

Di più Libet in un esperimento del 1983 rilevò un segnale che compare nel nostro cervello appena prima di renderci conto della nostra intenzione di agire.

Questo avrebbe una grande implicazione perché renderebbe infondata l’idea filosofica del libero arbitrio.

Un’altra neuroscienziata  Sarah Garfinkel, lavorando con soggetti affetti da autismo, studia gli aspetti legati ai segnali corporei che influenzano le emozioni e come le emozioni modellano il nostro senso del sé attraverso la memoria e l’apprendimento.

Tutto questo sembra avvalorare le tesi del neuroscienziato Damasio che ,attraverso gli studi clinici, ha sintetizzato questi risultati definendo ,per primo, il concetto  di “Coscienza incarnata” .

La mente, intesa come coscienza, è impossibile senza un continuo flusso di segnali che vanno dagli organi al cervello e viceversa.

Voglio, in questo ambito, riconoscere che fra tutte le espressioni realizzate nella storia filosofica e religiosa umana , lo yoga è stato, anche se in misura diversa nelle sue diverse e complesse formulazioni dottrinarie, l’abito mentale che più si avvicina alle moderne concezioni neurologiche.

In particolare dove si afferma che Yoga vuol dire unione, ricostruire cioè il legame corpo mente, quindi conoscere il corpo , quindi (riu)unire corpo, organi, funzioni fisiologiche, sensi e la mente.

L’esercizio di ogni pratica yoga è l’armonia tra mente  e corpo, è un continuo sentire il respiro , il battito cardiaco .

Tutto ciò richiama , in modo ovviamente non scientifico, anche perché ha radici in epoche lontane nel tempo, il discorso della mente incarnata e delle emozioni come mappe cognitive del cervello.

Occorre ricordare che la cultura filosofica occidentale da Platone a Cartesio ha invece sempre affermato la netta separazione fra mente e corpo , anche se sarebbe più giusto , secondo il lessico dell’epoca, parlare di corpo e anima,  anzi si definiva “il corpo come la tomba dell’anima“.

Queste concezioni trasposte nelle loro forme religiose hanno poi estremizzato queste istanze caricando il corpo e i suoi bisogni, ed in particolare quelli sessuali, di una carica negativa così violenta da creare una diffusa nevrosi di massa alimentata dall’idea malsana che il corpo è il veicolo del diavolo e quindi diffuse pratiche di disconoscimento del ruolo essenziale e positivo del corpo nella costruzione di una personalità equilibrata e in armonia con il mondo.

Ritorniamo invece alla scienza ed a quello che fin qui ci ha permesso di capire sul discorso Corpo-Mente.

Lo sviluppo della vita sulla terra ha una storia lunga qualche miliardo di anni ed i primi organismi non avevano un cervello ma un sistema di autocontrollo non centralizzato ma distribuito che realizzava il soddisfacimento di bisogni elementari di sopravvivenza .

Circa 600 milioni di anni fa il sistema nervoso si è evoluto in un sistema centrale con la formazione di quello che fu il primo passo verso la struttura di una mente.

La mente è quel che emerge quando i cambiamenti dello stato corporeo vengono trasmessi al cervello e vissuti come emozioni o pulsioni.

Come afferma Damasio il cervello diventa la centrale dove convergono tutti i segnali provenienti dagli organi del corpo e dove la necessità di mantenere l’equilibrio per la sopravvivenza si realizza attraverso l’omeostasi e dove il bisogno di monitorare costantemente le funzioni vitali si realizza attraverso una rappresentazione , una mappa neuronale, sia degli organi che delle emozioni.

Le emozioni come la paura, il dolore, la fame, sono esse stesse delle mappe, cioè delle connessioni neurologiche specifiche che permettono di avere una risposta unificata perché gestita centralmente dal cervello che, in questo modo, ha la possibilità di reagire velocemente per realizzare la sopravvivenza dell’organismo.

Il sistema nervoso centrale realizza quindi un meccanismo di efficienza nella gestione delle interazioni degli organismi con il mondo esterno e le emozioni sono specifiche rappresentazioni di situazioni in cui la valutazione della risposta possibile è più complessa.

Il passaggio dalla mente alla coscienza è un percorso ancora in gran parte inesplorato ma è un discorso di pertinenza scientifica e non filosofica.

Non si vuole, con questo, ridurre il ruolo fondamentale della filosofia , della letteratura, delle arti, nella costruzione del senso di sé e della coscienza dell’essere umano, si vuole però sottolineare che la scienza deve essere un interlocutore intorno al quale ruota tutta la discussione sul senso di verità del nostro essere nel mondo.

Risulta evidente che il bisogno di risposte adeguate rispetto alle necessità impellenti e fondamentali dell’esistenza non possono essere soddisfatte dalle limitate certezze che la scienza ci offre e dunque la coesistenza tra la scienza e tutte le strutture di compensazione emotive e letterarie è inevitabile e, per molti versi, necessaria; resta il fatto che le filosofie, ed alcune forme religiose, poche e poco praticate, ci aiutano a sopravvivere come individui ma la scienza ci può aiutare a sopravvivere come specie.

Il dualismo corpo-mente nella storia