Per una riflessione critica sui Social

I social sono un falso territorio di libertà dove l’anonimato libera gli istinti più retrivi,quelli che la ragione e la compassione rinchiudono nel recinto della bestialità e della vergogna.

La vergogna è la medicina psicologica che secoli di dispute e lotte fra cultura e potere ha elaborato e somministrato per tenere buoni ed asserviti al pensiero dominante le masse ignoranti. Questa medicina , questo distillato, prodotto dalle classi dominanti come surrogato del manganello e della galera ha una funzione normativa a largo spettro perché frena sia la componente istintiva , quella legata alle paure ancestrali del territorio e della sopravvivenza, sia la componente culturale legata all’identità, senza trascurare il fatto che le due componenti non sono separabili , anzi si integrano e sovrappongono in maniera complessa e inconsapevole.
Sembrerebbe a questo punto che la rimozione della vergogna possa essere una operazione complessiva di emancipazione nei confronti del potere dominante se non ci fosse ,invece, alla base una formidabile e globale opera di mistificazione che emerge sempre più dalla stessa rete e questa operazione ha il suo strumento d’elezione in quella procedura che ,tecnicamente, si definisce “Profilazione”.

La Profilazione è il processo mediante il quale ognuno di noi, attraverso l’iscrizione ad un qualsiasi social e la sua espressione con i post che invia, mette a disposizione dei gestori il proprio profilo, ovvero le sue preferenze, le sue paure, insomma lo specchio della propria personalità . Questi profili sono l’oro di cui si nutre la macchina, ovvero il programma,il software, che analizzando e catalogando i profili organizza una classificazione di milioni di utenti. La classificazione,ovvero la suddivisione degli utenti per fasce omogenee di personalità, è la base sulla quale costruire un ventaglio di offerte mirate e differenziate che per ciascun segmento della classificazione intercetta le preferenze e propone il messaggio.

Il messaggio non è solo di tipo commerciale ma anche politico e diventa,in quest’ultimo caso, un condizionamento basato fondamentalmente su paure ed allarmi di natura irrazionale, su notizie antiscientifiche e teorie di complotti ai danni degli utenti. È acclarato che a livello mondiale la propaganda politica si fa con questi strumenti che sfruttano le “falle emozionali” per proporre un prodotto sia di tipo commerciale che politico. Mentre l’utente medio crede di partecipare ad una gara dialettica sana in realtà sta inconsapevolmente adattandosi ad una proposta pilotata.

I social quindi non sono liberatori ma sono il campo di battaglia di una guerra di tipo nuovo in cui si da la parola a tutti per dire le cose che propongono in pochi aizzando spesso la discussione con odio ed eccessi verbali. Forse si potrebbe pensare al meccanismo imperiale romano dell’arena e questo ci riporta ancora una volta a riscoprire il meccanismo antico del funzionamento del potere con la maschera moderna della falsa libertà proposta dalla rete informatica così costruita.

Che fare ?? Non è assolutamente auspicabile rinunciare agli altri infiniti benefici che la rete informatica ci offre e che oggi sono lo strumento più efficace per lo sviluppo ed il progresso civile dell’umanità; la cultura,la salute,la scienza, tutta la struttura economica delle nazioni, la formazione e la stessa informazione non sopravviverebbero senza la rete. Bisogna essere consapevoli ed attrezzati culturalmente ed emotivamente entrando in questa terra in gran parte sconosciuta verificando sempre le fonti delle notizie e rinunciando per metodo alla rissa ed all’anatema.

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