L’intelligenza Artificiale :una risorsa ed un problema

Elisa sentì lo squillo del telefono e , con voce  affabile , rispose :

“Pronto , come posso esserle utile ?”

“Ho bisogno di una visita con un dottore del vostro ospedale” si sentì rispondere con una voce che tradiva una certa inquietudine.

L’esperienza maturata in quel primo anno di lavoro le fece percepire lo stato d’animo del richiedente per cui rispose con tono rassicurante  :

“Ha fatto bene a chiamarci perché , come lei sa, siamo in grado di affrontare e risolvere nel migliore dei modi qualunque problema di salute dei nostri pazienti.

La metto in contatto con uno dei nostri medici migliori che le farà alcune domande , resti in linea. “

Dopo pochi secondi  una voce professionale sostituì Elisa nella conversazione

“Salve sono il dottor Watson , le farò alcune domande per capire  i sintomi del suo malessere”

 

Questo scenario sembra rientrare in uno schema normale di vita ordinaria come siamo abituati a vivere come protagonisti o come spettatori , eppure di ordinario non c’è assolutamente nulla se solo il paziente è un essere umano mentre sia Elisa e , a maggior meraviglia , il dottor Watson sono dei computer , ovvero dei software di ultima generazione che sono alcune delle applicazioni di quella che tecnicamente viene definita

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale (o IA, dalle iniziali delle due parole, in italiano) è una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.

La differenza fondamentale tra i programmi di informatica classica e quelli che possono rientrare nella categoria dell’IA risiede fondamentalmente nel fatto che un programma classico è rigido nel senso che fa solo  quello per cui è stato realizzato.

Se un programma fa le addizioni accetta solo valori numerici per gli addendi e da il risultato , oppure se è finalizzato a dare una risposta sulla possibilità di trovare il petrolio in una zona accetta i diversi valori geologici e stratigrafici per dare un valore di probabilità di trovare il petrolio.

Un programma di intelligenza artificiale invece utilizza una sorta di processo di apprendimento basato su due aspetti del ragionamento umano ;

  • La rappresentazione della conoscenza
  • L’ingegneria della conoscenza

La rappresentazione della conoscenza è come un database dove sono immagazzinate , con un linguaggio particolare, le basi di informazioni riguardanti quella specifica conoscenza (geologica , medica ,linguistica etc) cioè sono archiviate le conoscenze fondamentali , le leggi , le proprietà generali.

Possiamo immaginarla come una mappa concettuale.

L’ingegneria della conoscenza  invece formalizza una serie di regole logiche che permettono di manipolare i simboli che formano le basi delle informazioni nella rappresentazione della conoscenza.

Il meccanismo  che  innesca una sorta di ragionamento , molto rudimentale, e che fa il salto di qualità definibile come intelligenza artificiale , consiste nel processo per cui , i dati nuovi  ottenuti da misure di laboratorio o dai sensori vengono inseriti  nel computer ed elaborati.

I risultati ottenuti in una prima elaborazione vengono confrontati  con i dati reali già in possesso e da questo confronto si genera un processo a ritroso che individua i nodi che hanno generato ,a cascata, un risultato sbagliato o inadeguato per cui si riassegna un nuovo valore a tali nodi producendo una certa correzione .

Si realizza  quello che , nelle scienze sperimentali, viene definito un “best fit” per verificare la validità di una legge matematica a partire dai dati sperimentali.

Questo processo , chiamato “Agente intelligente”,  che produce la correzione produce una nuova informazione che arricchisce , modifica o integra , la vecchia base della conoscenza.

Si può dire che siamo alle soglie di un apprendimento automatico che studia algoritmi capaci di migliorare automaticamente le proprie performance attraverso l’esperienza.

Si dirà che c’è  sempre bisogno degli agenti umani per rilevare le misure , ad esempio , di pressione , temperatura , esami del sangue  , senza sapere che attraverso sensori e analisi automatiche queste azioni saranno sempre più automatizzate e , poi , ormai in campo medico sia le immagini radiografiche che le cartelle cliniche sono tutte in forma digitalizzate per cui facilmente consultabili , come immensi database , connessi a livelli globali e quindi costituendo sempre più una grande Rappresentazione della conoscenza.

I FATTI

Una storia interessante

Deep Blue è stato il primo calcolatore, sviluppato da IBM, a vincere una partita a scacchi contro un Campione del Mondo in carica, Garry Kasparov, ma la forza di Deep Blue derivava  principalmente dalla sua straordinaria potenza computazionale e non era dotato di una struttura di Intelligenza Artificiale.

Il vero salto di qualità è stato Watson che è un sistema di intelligenza artificiale, in grado di rispondere a domande espresse in un linguaggio naturale, sviluppato all’interno di un progetto di IBM.

Watson ha  partecipato ad un quiz TV, “Jeopardy”. Watson si è scontrato direttamente contro uno degli ultimi partecipanti rivelatosi campione, un pò alla italica “Rischiatutto.

Per vincere la sfida, Watson avrebbe dovuto rispondere in non più di pochi secondi  alle domande poste dal quiz televisivo.

Watson, nel febbraio 2011, ha partecipato a tre episodi del quiz televisivo Jeopardy, sconfiggendo i suoi avversari umani, nell’unico scontro uomo-macchina della storia dello show.

Secondo l’IBM, l’obiettivo è quello di avere computer in grado di interagire nel linguaggio naturale con gli uomini attraverso una vasta gamma di applicazioni e processi, capendo le domande poste dagli esseri umani e fornendo risposte in un linguaggio comprensibile da essi.

Da quel momento (2011)la società statunitense IBM ha convertito Watson  in una tecnologia commerciale, che ha già clienti in 25 paesi, tra cui la Spagna: la società petrolifera, Repsol, ha già iniziato ad utilizzare i suoi servizi così come la banca CaixaBank.

Lintelligenza artificiale fa, nel 2017, un ulteriore passo avanti battendo l’uomo a poker. Bluffare ed elaborare “strategie” ,che sono il cuore del gioco, è una prerogativa fondamentale dell’essere umano. È la prima volta che succede e questo risultato, definito “storico” dagli scienziati, potrebbe portare a possibili futuri impieghi in campo militare e sanitario. Il sistema che ha sbancato al casinò è Libratus ed è stato sviluppato da ricercatori della Carnegie Mellon University. Non è la prima volta che un’intelligenza artificiale batte l’uomo in ambito ludico – dagli scacchi al gioco cinese Go – ma il poker era una frontiera ancora da superare.

Le applicazioni di questa nuova forma di computer alle società odierne sono enormi, dalle analisi dei dati aziendali per migliorare il processo decisionale nelle negoziazioni finanziarie alle questioni di sicurezza nazionale, ad esempio, individuare un sospetto terrorista attraverso comunicazioni telefoniche. Ma uno degli usi più facili da immaginare è probabilmente l’applicazione dell’intelligenza artificiale in campo medico. L’idea è quella di utilizzare l’ intelligenza artificiale per migliorare la diagnosi e fornire migliori terapie a ciascun paziente, in modo personalizzato. Ma per questo è necessario migliorare l’informazione genetica disponibile per ogni paziente e mettere a disposizione una rete di dati medici delle persone il più ampio possibile.

Nel giro di pochi secondi il calcolatore analizza il corpus di manuali e articoli scientifici stivati nella sua memoria. Poi fornisce un elenco di malattie che potrebbero coincidere con quei sintomi, ordinate secondo la probabilità. “Il computer suggerisce le varie possibilità, ma ovviamente sono medico e paziente a decidere la terapia.

Occorre riflettere sul fatto che la letteratura scientifica cresce di giorno in giorno in maniera esponenziale ed i medici non hanno abbastanza tempo per aggiornarsi e documentarsi.

L’uomo può essere colpito da 12mila diverse malattie con una foresta intricata di sintomi e rimedi.

Eliot Siegel, radiologo e “capo” del dottor Watson all’università del Maryland, si spinge fino a prevedere un futuro in cui il supercomputer entrerà in sala operatoria insieme al paziente, dialogando con il chirurgo sul modo migliore di condurre l’intervento. “Nella sua memoria non c’è nulla di programmato in anticipo. Il sistema è capace di incorporare nuove informazioni e adattarsi al progresso delle conoscenze “. In una parola, Watson può essere considerato un computer “intelligente”.

Watson I.B.M collaborerà anche con l’istituto MD Anderson Cancer Center a Houstin, per trovare la cura a otto tipi di cancro. I Big data e la potenza del calcolo cognitivo aiuteranno i ricercatori a lavorare su nuove scoperte grazie ai dati di un numero crescente di pazienti, e alla expertise della équipe medica che non viene certo sostituita.

Gli scenari applicativi in essere prevedono l’utilizzo dell’IA  negli studi legali , nei consigli di amministrazione , nelle compagnie telefoniche,in quelle assicurative , in campo farmaceutico e biotecnologico.

Ma l’intelligenza artificiale non è solo IBM ed infatti nel settore automobilistico  Google sta sviluppando un software per la guida automatica dei veicoli con enormi ricadute sulla sicurezza e quindi sull’economia derivante dai costi assicurativi.

Nel campo degli smartphone si chiamano Siri, Google Now, Cortana. Gentilissime  voci , sempre disponibili ,con le quali comunichiamo, che rispondono ai nostri comandi vocali per ricordarci un impegno, effettuare ricerche sul web, inviare un SMS o rispondere a una telefonata.

Questi software utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento del linguaggio ma anche per imparare col tempo le nostre abitudini e preferenze e venire incontro sempre meglio alle nostre esigenze.

Impatto dell’intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro

Entro il 2021 il 6% dei lavoratori americani saranno sostituiti dai robot. Se fino ad ora le teorie e le previsioni legate all’intelligenza artificiale apparivano più un capriccio filosofico, i dati del rapporto della Forrester ripreso dal Guardian sono lo schiaffo che li catapulta, con irruenza, nella realtà.

Che cosa succederà invece a tutta quella forza lavoro che vedrà il proprio impiego scomparire, sostituito da macchine? Un report della società di consulenza McKinsey prevede la scomparsa di 250 milioni di posti di lavoro entro il 2025.

La Federal Reserve Bank di Dallas ha pubblicato un report dal titolo “Middle-Skill Jobs Lost in U.S. Labor Market Polarization” che analizza il mercato del lavoro negli Stati Uniti e le fasce maggiormente colpite dalla disoccupazione. I dati evidenziano come le professionalità caratterizzate da una specializzazione “media” siano quelle più colpite dalla disoccupazione, schiacciati da una polarizzazione del mercato del lavoro che favorisce i poli opposti, a bassa o elevata qualificazione.

In Italia nel polo di Navacchio la QbRobotics, spin off dell’Università pisana e dell’Istituto italiano di tecnologia, si progetta la mano robotica. Il centro di ricerca Enrico Piaggio, a Pisa, ha messo a punto Walkman, il robot-pompiere. A Vittuone la Abb spa ha realizzato YuMi, usato nell’elettronica, nel settore farmaceutico, cosmetica e nell’assemblaggio.

Bart Selman, docente di Computer science all’Università Cornell afferma che : “Nei prossimi 30 anni il 50% delle opportunità di impiego sarà a rischio”

Le analisi concordano quindi su un aspetto estremamente importante e devastante per la vita di milioni di persone che saranno sostituite , nelle loro funzioni lavorative da macchine che non solo assolveranno compiti a basso e medio  contenuto professionale , ma anche in settori specialistici come medicina , analisi professionali nel campo legale , assicurativo , gestionale .

 

CHE FARE ?

In primo luogo non demonizzare il progresso tecnologico e scientifico perché controproducente ed antistorico

Due sono i cardini fondamentali su cui fondare il nostro agire quotidiano e sono sempre quelli più volte richiamati in questo blog:

  1. Essere informati
  2. Fare politica

e la sequenza deve essere rispettata perché fare politica senza essere adeguatamente informati produce solo disastri e rancori e , comunque, ci rende ciechi ed impotenti e , a volte , complici di scelte disastrose.

Nel mio piccolo posso dire che oggi gli scenari che emergono da questi studi ci devono far riflettere sull’opportunità di valutare positivamente l’idea del reddito di cittadinanza , o , meglio , del sostegno al reddito come prima misura per più di 2 milioni di famiglie povere.

Tutto questo si deve poi connettere con l’alto tasso di disoccupazione giovanile che renderanno problematica l’erogazione di prestazioni di welfare per i futuri pensionati !!!

Altro elemento  di azione politica è legato alla necessità della tassazione delle società transnazionali che producono profitti enormi con tassazioni ridicole.

Ed infine , perché no, il vecchio e sempre valido :”Lavorare meno lavorare tutti”

Link interessanti

Definizione di Intelligenza artificiale

https://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_artificiale

Intelligenza artificiale gioca a poker, bleffa e batte i grandi campioni

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/03/intelligenza-artificiale-gioca-a-poker-bleffa-e-batte-i-grandi-campioni/3366018/

 

L’intelligenza artificiale e il lavoro che non ci sarà più

http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/09/16/news/intelligenza_artificiale_lavoro_usa-147847319/

Rapporto Forrester

https://www.forrester.com/report/The+Rise+Of+Intelligent+Agents/-/E-RES128047

 

https://www.manageritalia.it/it/lavoro/intelligenza-artificiale

Lavoro, ecco come i robot sostituiscono l’uomo in azienda e servizi. Intelligenza artificiale, ma anche posti in fumo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/30/lavoro-ecco-come-i-robot-sostituiscono-luomo-in-azienda-e-servizi-intelligenza-artificiale-ma-anche-posti-in-fumo/2640871/

Come l’intelligenza artificiale rivoluzionerà il mondo del lavoro

http://www.lastampa.it/2016/12/06/tecnologia/idee/come-lintelligenza-artificiale-rivoluzioner-il-mondo-del-lavoro-NHiiIakn8nxR9kL43Ao2DP/pagina.html

L’intelligenza artificiale sottrarrà il lavoro agli uomini

http://punto-informatico.it/4302384/PI/News/intelligenza-artificiale-sottrarra-lavoro-agli-uomini.aspx

L’intelligenza artificiale non è una nostra nemica

https://www.wired.it/scienza/lab/2015/01/15/robot-intelligenza-artificiale-icub-repubblica/

Intelligenza Artificiale e Robotica

http://www.automazionenews.it/intelligenza-artificiale-e-robotica/

Intelligenza artificiale per tradurre

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/04/30/il-traduttore-quasi-perfetto59.html?ref=search

L’intelligenza artificiale sale in bici

http://www.huffingtonpost.it/2017/04/30/lintelligenza-artificiale-sale-in-bici_a_22062574/?utm_hp_ref=it-homepage

Che cosa è il “best fit”

http://www.treccani.it/enciclopedia/best-fit/

https://it.wikipedia.org/wiki/Curve_fitting

 

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. Angelo R. ha detto:

    Articolo molto interessante che mi ha dato tanti spunti di analisi e che metterà, secondo me, in contrapposizione le fazioni de “la tecnologia avanza e non possiamo/dobbiamo fermarla” e quelli del “A causa della tecnologia molti posti di lavoro verranno persi”.
    A dare forza a quest’ultima ipotesi c’è l’affermazione nell’articolo che il 6% della popolazione americana negli anni avvenire verrà sostituita da un robot.
    Sono punti di vista sottili, non macroscopici come si può pensare da una prima lettura veloce.
    Si è solo spostato l’assetto delle competenze: E vi faccio un esempio molto più banale dell’intelligenza artificiale: I casellanti presso le barriere autostradali.
    Troviamo 10 caselli, 7 automatici e 3 manuali con casellante stipendiato.
    7 casellanti in meno ma più programmatori, tecnici, manutentori ecc ecc.
    Non è semplice da comprendere per alcune categorie di persone con le quali mi scontro molto spesso, ma è così.
    Un esempio di Intelligenza Artificiale che sta prendendo piede negli ultimi tempi sono i BOT (colgo l’occasione per suggerire un bell’articolo sull’argomento).
    E hanno un utilizzo molto “nazional popolare” e sono sicuro che si diffonderanno a macchia d’olio anche in Italia.
    Su FB ce ne sono di molto ben fatti e su telegram il sottoscritto ne sta sviluppano un paio.
    Diventeranno gli assistenti personali di persone, aziende, associazioni ecc ecc. li troveremo o già li troviamo nella prenotazione dei ristoranti, nelle chat di assistenza tecnica, di customer care e via discorrendo.
    E porteranno a perdita di posti di lavoro? Io non credo. L’intelligenza artificiale potrà fornire ottimi servizi all’utenza, migliorare la nostra vita e rafforzare lo spostamento dell’asse delle competenze con un incremento della richiesta di posti di lavoro.
    Speriamo quindi che l’intelligenza artificiale risulti un driver per il miglioramento delle nostre vite……

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  2. Giuseppe Savarese ha detto:

    Se posso essere d’aiuto nella comprensione di tutti gli aspetti dell’Intelligenza Artificiale, a parte il fatto di avere lavorato professionalmente negli anni ’90 nel riconoscimento della scrittura manuale, mio figlio Silvio è professore associato (di recente nomina) in Computer Vision, nel laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Università di Stanford. Per qualsiasi delucidazione posso chiedere a lui.

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    1. Peppe Sambri ha detto:

      Magnifico, non potevo sperare di meglio.
      In particolare la mia velleita principale è ricostruire il senso di un umanesimo laico e scientifico in un universo in cui fondamentalismi religiosi e politici e una tecnologia onnipotente ed estremamente performante possano schiacciare le basi della nostra umanità.
      Come si può leggere nel mio articolo “Perché questo blog” la mission “per un umanesimo scientifico”
      “Scienza e tecnica per l’emancipazione dell’umano”

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      1. Peppe Sambri ha detto:

        Caro Geppino ,
        pensavo che potevamo pensare ad una sezione di approfondimento sulla AI , da aggiungere all’articolo in questione, in cui si potevano sviluppaare in maniera adeguata , ma adatta ad un pubblico colto ma non specialistico, sia gli aspetti tecnici di funzionamento della AI , sia gli scenari futuribili.
        In questo tu e tuo figlio dovreste condurre il gioco.
        Quel link su facebook che mi hai mandato è inquietante e , comunque , va aggiunto ai link già presenti evidenziando gli aspetti inaspettati delle applicazioni di questa tecnologia.
        Cosa ne pensi della lettera aperta di scienziati e premi nobel per una messa in guaardia nei confronti della AI ?

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  3. Giuseppe Savarese ha detto:

    Caro Peppe,

    Prima di tutto penso che, come tutte le tecnologie e le scoperte scientifiche, il problema è di usarle nel modo giusto. Classico esempio è l’energia atomica: potrebbe distruggere l’umanità ma anche trovare una soluzione definitiva per l’energia dell’umanità intera se si riuscisse a realizzare una fusione controllata di atomi di idrogeno. La AI (scusa se inverto le lettere, ma sono abituato così) non sfugge a questa regola. Negli anni ’40, quando la AI era argomento di fantascienza, Isaac Asimov, uno dei padri della narrativa fantascientifica, formulò le tre leggi della robotica che furono pubblicate per la prima volta nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso”, apparso sulla rivista specializzata statunitense Astounding Science Fiction. Le tre leggi recitano:

    Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”.

    Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”.

    Terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge”.

    Successivamente l’autore di “Io Robot” ne aggiungerà una quarta, superiore per importanza a tutte le altre ma valida solo per gli automi più sofisticati, definita legge zero: “Un robot non può recar danno all’umanità e non può permettere che, a causa di un suo mancato intervento, l’umanità riceva danno”.

    I racconti di Asimov sono pieni di situazioni in cui il robot, nonostante le tre o quattro leggi, non sa bene come comportarsi, ma in tutte queste situazioni anche un essere umano non saprebbe come fare. Pensa ad un veicolo a guida autonoma o anche a una persona reale che guida un’automobile: davanti alla possibilità di investire una mamma con un bambino che attraversa la strada, investe i due o va a schiantarsi su un palo distruggendo se stesso e la macchina? Se non ci fossero passeggeri umani a bordo, l’automobile a guida autonoma senza problemi applicherebbe la prima legge di Asimov e si schianterebbe. Ma se ci fossero passeggeri a bordo? Se in macchina ci fosse anche una donna che aspetta un bambino oltre al guidatore?

    Oggi queste leggi sono di grande attualità e a mio avviso, ancora valide. L’argomento è stato trattato recentemente dal prof. Stuart Russell, docente di Computer Science a Berkeley, che ha definito tre nuovi principi ma che in fondo si ispirano a quelli di Asimov.

    Ti ringrazio dell’invito, ma per partecipare al blog, penso di poterlo fare da solo, dato che sono al corrente di tutto quello che fa mio figlio e ho anche molto materiale che lui usa nelle presentazioni. Ma più che alimentare discussioni nel blog, forse è più interessante se preparassi una presentazione sull’argomento, per un pubblico colto, ma non specialistico, avendo a disposizione moltissimo materiale e informazioni, possibilmente con il tuo aiuto. Ne dovremmo parlare da vicino.

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  4. Pio Russo Krauss ha detto:

    Penso che sia inevitabile (e che sia un bene) che l’intelligenza artificiale contribuisca sempre più alla definizione di una diagnosi e della terapia, perché è impossibile (e anche piuttosto stupido) che un medico conosca migliaia di malattie, sindromi, farmaci (con i loro molti effetti collaterali e interazioni) e le varie probabilità di accadimento. Già ora la consultazione di linee guida, raccomandazioni e algoritmi diagnostici e terapeutici è molto diffusa (soprattutto tra i medici bravi).
    Una competenza che penso difficilmente l’IA svilupperà è quella della comunicazione col paziente e, secondo me, è quella che dovrebbe diventare una competenza fondamentale del medico e di altri operatori sanitari. Questa competenza serve per fare diagnosi (i dati anamnestici e i bisogni del paziente è difficile che una macchina per quanto sofisticata li riesca a rilevare completamente e con precisione) e dare la giusta terapia (che in molti casi andrebbe concordata col paziente). Inoltre una buona comunicazione è di per sé terapeutica (mentre una cattiva comunicazione è causa di malessere). Purtroppo nel corso di laurea e nei corsi di specializzazione non si dedica neanche un’ora ala relazione medico-paziente (mentre ci vorrebbe un vero e proprio “addestramento”). E questo non solo in Italia ma anche in altri Paesi (una ricerca inglese ha evidenziato che, in media, i medici inviano segnali di richiesta di finire di parlare dopo 15 secondi che il paziente parla).
    Un’altra ricerca ha evidenziato che dare la migliore terapia e la migliore dieta ad un diabetico controlla meno bene la glicemia rispetto a concordare col paziente la terapia e la dieta che lui pensa di potere seguire (quindi con un colloquio che dura 20-30 minuti utilizzando la metodologia del counselling).
    Per quanto riguarda il “che fare?”, conosci i libri di Andrè Gorz?
    Negli anni ’80 ho letto vari libri suoi e rimango stupito oggi nel vedere realizzate molte sue previsioni. Tra queste lui prevede che se non si prendono provvedimenti seri si arriverà ad una società di 2/3 1/3, cioè 2/3 di disoccupati/sottocupati e 1/3 di occupati, sempre più ghettizzata (i ricchi nei loro ghetti e i poveri anche). Per evitare ciò bisogna:
    riportare l’economia sotto il potere della politica (su questo ho letto di recente “Il denaro, il debito e la doppia crisi” l’ultimo libro di Luciano Gallino, che fa comprendere bene cos’è la finanziarizzazione dell’economia e la subordinazione della politica alla finanza e dà qualche indicazione concreta su provvedimenti da prendere)
    ridurre drasticamente l’orario di lavoro
    favorire la socialità, le relazioni, la cultura
    mettere il problema ecologico al centro
    ripensare l’urbanistica e riprogettare gli insediamenti umani.

    Io vorrei un Governo italiano che:
    abbassi le tasse ai redditi bassi e introduca nuovi scaglioni di reddito con aliquote progressivamente più alte
    introduca una “patrimoniale complessiva” nella quale il peso maggiore lo abbiano beni difficilmente trasferibili all’estero (case, terreni, auto, cavalli, opere d’arte)
    introduca tasse ambientali e sul lusso (intervenendo anche sull’IVA in tal senso)
    prenda provvedimenti seri e organici contro l’evasione e l’elusione fiscale
    tagli i finanziamenti a settori ad alto impatto ambientale
    In questa maniera avremmo una notevole disponibilità finanziaria che dovrebbe essere impiegata per finanziare un piano per l’occupazione e l’ambiente (mobilità sostenibile, difesa del suolo, coibentazione e antisismicità degli edifici, uso efficiente dell’energia ecc.), di sostegno al reddito per i più poveri, per l’istruzione e la ricerca. In questa maniera si potrebbe uscire dalla crisi economica con una svolta verde ed equalitaria.
    A livello internazionale bisognerebbe:
    contrastare i paradisi fiscali
    impedire che le banche creino denaro dal nulla (su questo Gallino è molto chiaro)
    introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie
    mettere un freno al predominio delle multinazionali (rivedere i vari accordi di libero commercio che impediscono o limitano profondamente l’intervento politico sull’economia, introducendo norme per tutelare i lavoratori, l’ambiente, i diritti umani)
    stipulare accordi che limitino le produzioni inquinanti (tasse, tetti, incentivi alla conversione ecc.).

    Pio Russo Krauss

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    1. Peppe Sambri ha detto:

      Caro Pio ,
      in primo luogo ti ringrazio per un commento così articolato e ragionato.
      Il taglio che dai alle tue osservazioni mi soddisfa principalmente perché mette al centro della riflessione non solo e non tanto le implicazioni tecniche della AI .
      Noi infatti non possiamo prevedere fino in fondo tutte le possibili applicazioni e relative conseguenze della AI che sembra progressivamente erodere quel confine uomo – macchina ovvero umano – non umano per cui ,a volte, proviamo a esorcizzare il problema spostando l’asticella delle impossibilità della macchina più in alto.
      Il problema più urgente , come tu sottolinei e che mi trova profondamente d’accordo , è politico .
      Mai come in queste circostanze che stiamo vivendo risulta discriminante per la politica partire da una conoscenza puntuale , documentata e approfondita , del progresso scientifico per organizzare un percorso strategico di riforme.
      Non è però necessario per il politico essere uno specialista, occorre certamente essere adeguatamente informati ma , ancora più importante , essere capaci di circondarsi di un gruppo di specialisti con una visione ampia e non settoriale degli scenari futuribili.
      Sta di fatto che tutti gli indicatori e tutti i personaggi più qualificati concordano sul fatto che , a livello mondiale , esiste un problema di selvaggia ristrutturazione delle condizioni di lavoro ed un problema di sostenibilità ambientale per uno sviluppo economico che estromette dalle decisioni politiche nazionali e mondiali il ruolo di scelta democratica dei popoli.
      Vedi le critiche al (Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP) con la norma che una multinazionale o un investitore possono citare a giudizio uno stato che abbia violato i suoi “diritti” in materia di investimenti e commercio internazionale. Se tale norma venisse approvata avverrebbe un “capovolgimento” delle fonti del diritto – in quanto dei meri accordi commerciali scavalcherebbero le giurisdizioni di uno stato sovrano.
      Che fare ?
      Mi piacerebbe immaginare si formasse un gruppo che fosse formato da consulenti esperti e specialisti e da personalità politiche che potesse preparare un documento, un libro per uno sviluppo sostenibile,da proporre come punto di riferimento della politica .
      Cose forse già dette ma sicuramente da ripensare per un utilizzo dello strumento informatico come elemento di aggregazione e , comunque , male che vada , ci siamo fatti una discussione utile in primo luogo per noi stessi .
      A ben risentirci

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  5. Carlo Esposito ha detto:

    Caro Peppe,
    Ho letto con attenzione e particolare interesse l’articolo sull’IA.
    Ti faccio i miei sinceri “complimenti” per la tua chiarezza nel fornire tante informazioni ed elaborare i concetti!
    Grazie amcora per la chiacchierata telefonica… Ora procedo a leggere l’articolo sulla bomba “biologica”…
    Un abbraccio anche a Vanda!
    Carlo

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  6. Giuseppe Savarese ha detto:

    E’ notizia di ieri che il governo in Gran Bretagna intende promuovere l’AI nel campo delle diagnosi mediche, vedi:

    http://www.corriere.it/salute/16_settembre_08/gran-bretagna-diagnosi-smartphone-c8abfdf6-75e3-11e6-8af7-7197ea220eb4.shtml

    Come è anche notizia di ieri che ormai i computer con AI vincono anche a poker, vedi:

    http://www.lescienze.it/news/2017/03/03/news/ia_deep_stack_batte_professionisti_poker_primato-3444629/?ref=nl-Le-Scienze_10-03-2017

    E’ indubbio che stiamo vivendo una rivoluzione che non finisce certo qui.

    Ma sulla fattibilità di regolamentare tutto con la politica ho dei dubbi molto profondi. Funzionerebbe solo se in un futuro, del tutto utopistico, esistesse un governo unico su tutto il pianeta. Finché ci saranno divisioni per nazioni, etnie, religioni e altro, prevarrà sempre l’interesse della nazione, dell’etnia, della religione, e in fin dei conti, gli interessi dei singoli per cui è impossibile regolamentare qualunque cosa. Questa purtroppo, è l’essenza della vita: ognuno lotta per la propria sopravvivenza e poi degli altri chi se ne frega. Come fai a fare un discorso politico se circolano sul pianeta gente come Kim Jong Un ? Come lo fai ragionare uno così? Ma giusto perché è il primo che mi è venuto in mente.

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    1. Peppe Sambri ha detto:

      La politica è l’arte del possibile, ovvero è quello spazio più o meno ampio che esiste tra il nihilismo individualista e lo stato totalitario, il Leviatano.
      La politica dunque può esistere e coesiste solo con la democrazia, e questo è sicuramente una affermazione del tutto insufficiente e, per certi versi banale se confrontato con la complessità della moderna società mondiale.
      Questo per non ignorare le tue osservazioni pertinenti ma anche disarmanti.
      Io penso che bisogna in primo luogo riconoscere che la COMPLESSITÀ è un paradigma non ignorabile né riducibile della vita sociale con cui bisogna fare i conti.
      L’unificazione del globo sotto l’egida dell’economia, della tecnica, della scienza, ha prodotto sviluppo quantitativo e materiale ma anche sottosviluppo qualitativo ed umano con condizioni di alienazione selvaggia delle condizioni di vita e degrado ambientale.
      La gigantesca crisi planetaria in cui siamo immessi è la crisi dell’umanità e quindi esiste un problema culturale e filosofico di ridefinizione di un nuovo UMANESIMO.
      Ribadisco con convinzione che in questa ridefinizione di Neo Umanesimo risultano del tutto inadeguati gli strumenti della religione e della filosofia vecchia maniera, ovvero Erasmo da Rotterdam non basterà.
      Eppure non possiamo rassegnarci e per avere speranza ricordiamo che il rinascimento fu un processo complesso, lungo e costellato di massacri e tappe luminose e se ci furono i Leonardo e Giordano Bruno, ci fu anche una umanità che li accompagnò.
      Facciamo in modo di utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione per aggregare strati sociali, persone , circoli, per proporre tematiche adeguate ai problemi e proposte politiche funzionali al progetto di un Umanesimo Tecnologico.

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      1. Giuseppe Savarese ha detto:

        E’ sicuramente molto positivo e foriero di speranze proporre un Umanesimo Tecnologico, accattivante nel titolo e nella definizione. Ma come e a chi, al di fuori di questo interessante blog? Qui ci vorrebbe prima di tutto un operazione di alto marketing, se pensiamo, per esempio, allo scarsissimo successo di tutti i protocolli e delle mega-conferenze che si tengono per salvare il (nostro) pianeta da un imminente disastro ecologico.

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  7. Peppe Sambri ha detto:

    Caro Geppino,
    Questo blog nasce in primo luogo dalla esigenza di chiarire a me stesso tematiche e problematiche scientifiche-filosofiche pertinenti alla mia storia ed alla mia sensibilità.
    È quindi il sottoscritto sia l’estensore che l’ascoltatore primario che paventa uno smarrimento di senso in questo turbinio di informazione che mescola in maniera caotica il gossip, le fake news, la scienza, la tecnologia e, di striscio, la filosofia.
    Non voglio però eludere la tua giusta osservazione perché se faccio un blog è anche perché desidero essere letto e, se necessario, contraddetto.
    Sono infatti estremamente felice dei vostri commenti ed, in particolare, dei tuoi che sottolineano la velleita della comunicazione delle proposte politiche.
    Come fare per uscire dall’imbuto dell’orticello in cui vive questo blog?
    Sto cercando lumi e chiedo a chi sa navigare meglio di me di aiutarmi ad individuare una strada per allargare la platea dei lettori magari collegando blog similari, o mailing list, o utilizzando i social network.
    La cosa che colpisce è che se fai una cosa da ridere come ”
    il manifesto satirico di Makkox, Zoro e Andrea Salerno ..ovvero” il Movimento Arturo” che in pochi giorni, lanciato su Rai 3 da Gazebo, ha raggiunto quota 50000 followers”
    Dovrei forse anche prendermi un po’ in giro ed essere divertente, non so vedremo.
    Intanto io sicuramente mi diverto.
    Con stima
    Peppe

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    1. Giuseppe Savarese ha detto:

      Certo sono impressionanti 50,000 followers per il Movimento Arturo. Ma attenzione: è stato lanciato da Rai 3, quindi ha raggiunto un audience immediata di un paio di milioni spettatori, a quell’ora. Perciò dicevo, ci vuole un’operazione di alto marketing per espandere la discussione.

      Una grande verità è che servono in numeri per fare qualunque cosa di significativo, fermo restando che uno scambio di idee, anche solo tra me e te, è sempre e soltanto un fatto positivo.

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  8. Peppe Sambri ha detto:

    Cerchiamo qualcuno che ci aiuti a fare audience.
    Sto valutando la piattaforma Change.
    Fai anche tu qualche approfondimento, potrebbe essere utile anche per altre questioni.

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  9. SmileSwitch.blog ha detto:

    Buongiorno Peppe. E’ da molto tempo che cerco risposte e cerco anche di restare informata ma non abbastanza. La tecnica mi prende spazio alla lettura. A livello sociale stiamo affrontando 3 mutamenti allo stesso tempo. Ed è la prima volta che si verifica. Potrebbe essere che la tecnologia ci sta aiutando?
    E’ soltanto un’intuizione. Fine dei combustibili fossili – del patriarcato – del capitalismo.

    Vedo la tecnologia come un deterrente per uscire dall’oggettività verso la soggettività. Con il pensiero sistemico si può affrontare la complessità più serenamente, considerando con calma ogni emergenza per fare le scelte più appropriate ad un determinato contesto.Resto disponibile al confronto. Un saluto anna

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    1. Peppe Sambri ha detto:

      Non capisco bene cosa intendi con “deterrente per uscire dall’oggettività verso la soggettività”.
      Io posso dirti che la tecnologia non ha un orizzonte di senso , la tecnologia ha solo il ruolo di essere funzionale in una maniera che,oggi,non è più uno strumento nelle mani dell’uomo ma è l’uomo al servizio della tecnologia che a sua volta è la ragnatela che le grandi multinazionali della comunicazione utilizzano per fare profitti ma ,è questo è il cambio di paradigma, per manipolare le nostre scelte.
      Questo da un lato, ma la tecnologia è anche la speranza concreta per affrontare e risolvere problemi enormi come quelli legati alla salute , alla fame .
      Ma la tecnologia è la figlia della scienza ed è questa che funge da orizzonte culturale con pari dignità rispetto alla filosofia ed alla storia pertanto una persona colta non lo è se non conosce e comprende le idee generali della scienza con le implicazioni filosofiche e sociali connesse.
      Questo è allora il vero nucleo fondante del mio “umanesimo tercnologico” che ha radici antiche nel problema “delle due culture”.
      Con simpatia la saluto e la rimando ad ulteriori approfondimenti.
      Le voglio solo segnalare la lettera di risposta di Umberto Galimberti alla mia su Donna di repubblica del 19 maggio c.a.

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    1. Peppe Sambri ha detto:

      Ti ringrazio molto anche perché tengo in grande considerazione
      le vostre osservazioni, anzi vi sollecito ad essere severi critici!
      E poi vuoi mettere un commento che viene dall’America !!

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